Il 24 aprile 2026 abbiamo intervistato la Professoressa Clelia Politano, docente di storia e filosofia, nonché referente del bullismo, cyberbullismo e della legalità, presso il Liceo “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco, sul perché secondo il suo punto di vista, in ambito scolastico, si verifichino sempre più aggressioni da parte dei giovani.
«Io credo che prima di rispondere bisogna fare una premessa. Questo fenomeno non è il tempo del presente, infatti possiamo parlare tranquillamente di anni, di cui ignoravamo la portata. Alla base di questo c’è sicuramente il Covid. Ci siamo ritrovati in un mondo iperconnesso che ci ha tagliato fuori dalle relazioni sociali.».
È così che la professoressa ha iniziato l’intervista, sostenendo che i ragazzi che affrontavano una fase della crescita importantissima, si sono dovuti adattare a nuove forme di comunicazione, spiegando che già nell’anno 2020-21 i grandi studiosi dell’ambito socio-psicologico e socio-antropologico lo avevano annunciato.
«Questa cosa ha fatto sì che venisse tagliata fuori la prima forma dell’intelligenza emotiva, che è il valore della parola, il peso del linguaggio. La rabbia e l’odio che sono protagonisti delle aggressioni che si verificano non solo in ambito scolastico, sono tipiche dei ragazzi che hanno affrontato questo periodo nella loro vita.
La parte che fa più paura è che è una cosa trasversale, quindi non si basa sul tipo di scuola o sulla classe sociale. La scuola è sempre stata il luogo della mobilità sociale, ma dal Covid in poi è come se fosse diventata un accessorio.»
La docente ha poi sottolineato come, nonostante si sia intervenuti in calcio d’angolo, anche la mobilitazione da parte di alcuni enti, abbia potuto limitare i danni.
«In una società come quella attuale, la scuola deve stare sì al centro, ma non può essere sola. Ha infatti bisogno del supporto della famiglia in primis e poi quello degli enti territoriali, che sia il Comune o la Regione. Il nostro Liceo, quest’anno, grazie anche alla Dirigente Scolastica, la prof.ssa Maria Iervolino ha avuto diversi incontri con le istituzioni, poiché gli studenti devono capire che esse sono presenti e sono lì per proteggerli.».
Ha poi spiegato che non possiamo non conoscere noi stessi dallo specchio di questa rete di agenzie che contribuiscono a sviluppare e proteggere la nostra dignità. E ci ha invitati a fare una cosa, seguendo quello che era il pensiero di Socrate, “Diventa ciò che sei, poi sarai ciò che vuoi” e a governare il nostro tempo e non a subirlo.
«La società non è acqua stagnante, ma è un oceano che ha bisogno di onde nuove e quindi il patrimonio della scuola è quello di lavorare con un’età difficile, quella adolescenziale. Deve poi attingere a metodi di linguaggio nuovi da decodificare come opportunità per le generazioni future».
Alla docente è stata poi posta una domanda diversa dalle altre: “Quale domanda non le ho fatto che avrei dovuto farle?”
«Una domanda che mi aspettavo tra queste è “Perché ancora oggi abbiamo bisogno di parlare di Legalità?”. La Corte dei Conti ha fatto un resoconto terribile: ci ha raccontato di un grandissimo profilo corruttivo che pervade nella società italiana presente nella Pubblica Amministrazione e a me, che sono un pubblico funzionario, questa cosa sconcerta, poiché chiedono alla scuola di parlare della Legalità. Penso, inoltre, perché la scuola è super controllata, ma gli altri enti pubblici o privati no?».
Spiegando poi che la scuola dispone di molti mezzi per far prevalere la legalità, a differenza di altri ambiti in cui è assente.
«Le persone che fanno del male agli altri devono capire che prima o poi inizieranno a farlo a se stesse. Noi insegnanti abbiamo la responsabilità di preservare il futuro e le opportunità per le nostre future generazioni. È inammissibile poi vedere che molti Giudici dei Paesi esteri si muovano autonomamente o semplicemente accompagnati da autisti, mentre in Italia abbiamo il maggior numero di giornalisti sotto scorta! Spero quindi che un giorno i nostri posteri potranno cambiare e migliorare questa società.».
L’intervista si è poi conclusa con una riflessione sulle vittime di mafia dimenticate e con una promessa da parte della docente, ovvero dedicare loro il prossimo Giardino dei Giusti.
