Corea del Nord, Yemen, Egitto, Libia, Iran, India. Questi sono solo alcuni degli Stati costantemente pronti a fare guerra al popolo cristiano. Infatti non tutti i Paesi concedono la libertà di religione come l’Italia, ma ci sono alcuni posti nel globo che attuano delle vere e proprie torture contro coloro che credono in Cristo. “Di tanto in tanto le guardie improvvisamente invadevano la cella per ricordarci che contrariamente a quanto avviene per i morti normali, potevamo essere tormentati continuamente, fisicamente e mentalmente, in maniera subdola e in maniera brutale, soli o tutti insieme, giorno e notte”. Questa è la testimonianza di Haralan Popov un pastore evangelista bulgaro che per la sua fede è stato rinchiuso in prigione e costretto a terribili torture per tredici anni, ma nonostante il martirio e i tentativi di metterlo a tacere, Haralan uscito di prigione non ha smesso di portare avanti il suo compito, anzi ha continuato ad evangelizzare.
La sua storia è racchiusa nel libro ”Torturato per la sua fede”.
Più di 4mila cristiani sono morti nel 2025 perseguendo la propria fede e glorificando il loro Dio. Molti Stati cercano di ostacolare tutte quelle attività che vanno oltre le barriere imposte e cercano di diffondere l’evangelo nel mondo, ma non sempre ci riescono. Infatti, ci sono altrettante persone che sentono nel cuore il bisogno di dedicare la loro vita a Cristo e alla diffusione del suo operato. Queste figure sono i missionari e noi ne abbiamo intervistato uno, Samuele (useremo questo nome per privacy e volontà dell’intervistato) che ci ha parlato dell’opera di evangelizzazione in Paesi chiusi e dittatoriali.
“Ciao Samuele, anzitutto, com’è nata la tua chiamata al servizio di Dio come missionario?”
«La chiamata al servizio missionario è nata grazie ad un viaggio che ho fatto in Nord Africa e da lì pian piano il Signore ha aperto il mio cuore. Avevo già iniziato prima a collaborare con Porte Aperte, quindi ad informarmi sui nostri fratelli nel mondo, ma soprattutto sono stato spinto ancora di più dalla parola di Dio e dal sostegno della chiesa locale al mio fianco, che vedeva la chiamata dentro di me. Questo mi fortificava e mi dava coraggio.»
“Secondo te cosa manca a questi Paesi costantemente in guerra religiosa?”
«Sicuramente Cristo, lui ci insegna che ci saranno imposizioni e persecuzioni, perché le persone non credono in lui e sappiamo che c’è un nemico che si oppone alla verità e quando non c’è Cristo non c’è neanche la pace. Per questo non dobbiamo stupirci davanti alle guerre.»
“Potresti parlarci dell’arresto che è avvenuto nel 2025 in Nord Africa?”
«È stato un momento difficile, soprattutto perché c’era anche mia moglie e stare separati, a volte anche chilometri, in due celle diverse, non è stato semplice. Affrontare le difficoltà con Dio, però, è diverso. La sua parola e la sua ‘presenza’ aiutano. Quando ero in una cella mi tornavano alla mente i versi di primo Pietro, quando il Signore dice che è un onore essere insultati per il nome di Cristo; sarebbe una cosa negativa essere insultati per aver fatto qualcosa di negativo. In quel momento quei versi mi hanno dato la forza e la pace per andare avanti.»
“Secondo te cosa spinge gli Stati a compiere tali atti di violenza contro persone che scelgono semplicemente di perseguire la propria fede?”
«Sempre perché il cristiano proclama l’amore e le autorità sono animate da uno spirito di odio, c’è una guerra spirituale e per quanto siamo persone di pace che cercano il bene degli altri, alla fine predichiamo Cristo e questo può essere peggio di qualsiasi altra cosa per le persone del mondo, perché parlando di Dio, condanniamo anche i loro peccati, ed è l’ultima cosa che vorrebbero sentirsi dire.»
“Dopo anni di servizio, quale aspetto di queste culture ti è rimasto più impresso?”
«Sicuramente, nei Paesi arabi in particolare, il senso di ospitalità, nonostante non siano credenti. Ci hanno sempre accolto con amore. C’è la semplicità nei legami comuni e anche nella povertà. Ci sono tanti valori positivi che ci fanno rimanere in questi Paesi anche con piacere, non è solo sofferenza.»
Questi sono solo alcuni aspetti della vita del cristiano. A noi sembra scontata la libertà, il poter pregare il nostro Dio e andare in chiesa, ma non è così. Ricordiamoci di chi queste possibilità non ce le ha e impariamo a non stare in silenzio davanti alle ingiustizie del mondo.
