Quando si parla di Giotto, non bisogna pensare soltanto alla famosa marca di colori, ma soprattutto a uno dei più importanti artisti della storia dell’arte italiana: Giotto di Bondone, pittore, architetto e figura centrale del rinnovamento della pittura tra Duecento e Trecento.
Giotto nacque, probabilmente, intorno al 1267 a Colle di Vespignano, nel Mugello, vicino Firenze. Della sua giovinezza si conosce poco e molte delle notizie tramandate sono avvolte dalla leggenda. La più famosa racconta che il giovane Giotto, mentre pascolava le pecore, avrebbe attirato l’attenzione di Cimabue disegnando con il carbone una pecora su una pietra. Secondo la tradizione, proprio quell’incontro avrebbe portato il giovane nella bottega del maestro.
Anche altri episodi della sua vita sono diventati celebri grazie agli aneddoti tramandati nei secoli. Tra questi c’è quello secondo cui Giotto sarebbe stato capace di tracciare una circonferenza perfetta a mano libera, senza utilizzare il compasso. Sono racconti che hanno contribuito a costruire nel tempo l’immagine di un artista dotato di un talento quasi straordinario.
La vera rivoluzione di Giotto, però, si trova soprattutto nelle sue opere. La sua pittura rompe progressivamente con la tradizione più astratta e bidimensionale della cultura bizantina e introduce una nuova attenzione alla realtà, al volume dei corpi, allo spazio e ai sentimenti umani. Le figure acquistano maggiore solidità e le scene diventano più credibili e coinvolgenti. Per questo Giotto è considerato uno dei protagonisti del rinnovamento della pittura italiana e una figura fondamentale per gli sviluppi che porteranno, molti decenni più tardi, al Rinascimento.
Tra i suoi grandi cicli pittorici ci sono le Storie di san Francesco nella Basilica superiore di Assisi, tradizionalmente attribuite a Giotto e alla sua bottega. Il ciclo comprende ventotto episodi dedicati alla vita del santo, tra cui Il dono del mantello e La rinuncia ai beni. Le scene mostrano la capacità dell’artista di raccontare episodi religiosi attraverso figure più concrete, gesti riconoscibili e una forte partecipazione emotiva.
Un altro luogo fondamentale dell’arte giottesca è Padova, dove tra il 1303 e il 1305 circa l’artista realizzò nella Cappella degli Scrovegni uno dei cicli pittorici più importanti della storia dell’arte occidentale. Sulle pareti sono raffigurate le Storie della Vergine e le Storie di Cristo, insieme alle allegorie delle Virtù e dei Vizi e al grande Giudizio universale.
Tra le immagini più celebri c’è il Compianto sul Cristo morto, una scena in cui il dolore dei personaggi viene rappresentato attraverso sguardi, gesti e atteggiamenti. Gli angeli sembrano partecipare al dramma che si svolge sulla terra, mentre la Vergine stringe a sé il corpo del figlio. Nella stessa Cappella degli Scrovegni si trova anche La cattura di Cristo, conosciuta come Il bacio di Giuda, dove la folla, gli sguardi e il confronto tra Gesù e Giuda restituiscono tutta la tensione del momento.
Giotto lavorò inoltre attraverso una grande bottega, nella quale collaborarono numerosi allievi e seguaci. Molte opere oggi associate al suo nome sono infatti frutto di una collaborazione tra il maestro e gli artisti che lavoravano con lui. Anche per questo, nell’attribuzione di alcune opere la critica ha discusso e continua a discutere il grado di partecipazione diretta di Giotto. Un esempio significativo è il Polittico di Bologna, conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, che raffigura la Madonna col Bambino in trono tra i santi Pietro, Gabriele, Michele e Paolo e che reca la firma dell’artista.
Un’altra opera firmata e conservata al Museo del Louvre è San Francesco d’Assisi riceve le stimmate, accompagnata dall’iscrizione Opus Iocti florentini. Il tema di san Francesco ritorna anche in numerosi altri cicli realizzati da Giotto e dalla sua bottega, a testimonianza dell’importanza che la spiritualità francescana ebbe nella cultura figurativa del tempo.
E proprio san Francesco è oggi al centro di una nuova attenzione verso Giotto.
L’11 settembre 2026, l’Opera di Santa Croce ha annunciato la conclusione del grande restauro della Cappella Bardi a Firenze, dopo quattro anni di studi e interventi condotti dall’Opera di Santa Croce insieme all’Opificio delle Pietre Dure. Gli affreschi con le Storie di san Francesco, realizzati da Giotto e dalla sua bottega agli inizi del Trecento, sono tornati pienamente visibili al pubblico.
Il restauro non si è limitato alla conservazione delle pitture, ma ha permesso di approfondire la conoscenza della tecnica di Giotto. Le indagini hanno consentito, tra l’altro, di studiare e mappare digitalmente le incisioni e le linee utilizzate dall’artista per costruire l’architettura e lo spazio delle scene. Particolarmente interessanti sono state anche le nuove informazioni emerse nella volta della cappella, dove la pulitura ha restituito maggiore leggibilità alle allegorie delle virtù francescane, soprattutto Obbedienza e Castità.
Dopo secoli, dunque, Giotto continua a sorprendere. Il suo mondo fatto di colori, volumi, gesti ed emozioni non appartiene soltanto ai libri di storia dell’arte: è ancora capace di parlare al presente. Ed è forse proprio questa la sua più grande rivoluzione.
