Nel cuore del Rione Sanità, in via Fontanelle 80, si trova uno dei luoghi più affascinanti e suggestivi di Napoli: il Cimitero delle Fontanelle. Scavato nel tufo, questo antico ossario custodisce una parte importante della storia della città e continua ad attirare visitatori provenienti da tutto il mondo.
Dopo una lunga chiusura per lavori di messa in sicurezza e valorizzazione, il sito ha riaperto al pubblico il 19 aprile 2026, restituendo ai napoletani e ai turisti un luogo che rappresenta un prezioso patrimonio storico, culturale e spirituale.
All’interno della vasta cava sono conservati circa 40.000 resti umani. Si tratta soprattutto di persone che non poterono permettersi una degna sepoltura e delle vittime delle grandi epidemie che colpirono Napoli, come la peste del 1656 e il colera del 1836, oltre ai morti causati da altre calamità e dalle difficili condizioni di vita dell’epoca.
La storia del cimitero affonda le sue radici almeno nel XVI secolo. Per molto tempo le ossa vennero accumulate senza un preciso ordine, finché, nel 1872, don Gaetano Barbati promosse la sistemazione dell’ossario insieme alle donne del quartiere. I resti furono raccolti, puliti e ordinati, offrendo finalmente una dignità a migliaia di persone rimaste senza nome. L’intervento si rese necessario anche dopo le frequenti alluvioni, conosciute come “lave dei Vergini”, che trascinavano all’esterno della cava ossa e detriti.
Passeggiando tra le grandi navate di tufo si possono osservare centinaia di teschi disposti con ordine. Tra i pochi resti identificati spiccano quelli di Filippo Carafa, conte di Cerreto, appartenente ai duchi di Maddaloni, e di Donna Margherita Petrucci, nata Azzoni, entrambi conservati in bare con coperchio in vetro.
Particolarmente celebri sono anche due teschi legati alla tradizione popolare: quello di Donna Concetta, ritenuta protettrice delle madri e delle donne, e quello del Capitano, al quale molti giovani affidavano le proprie speranze di trovare l’amore.
La tradizione più nota era però quella delle “capuzzelle”, i teschi adottati simbolicamente dai fedeli. Chi sceglieva una capuzzella se ne prendeva cura con fiori, preghiere e piccoli gesti di devozione, confidando nell’intercessione dell’anima del defunto per ottenere una grazia. Questo particolare culto delle anime pezzentelle fu però vietato nel 1969 dall’autorità ecclesiastica, che lo considerò una pratica superstiziosa e non conforme alla dottrina cattolica.
Oggi il Cimitero delle Fontanelle rappresenta uno dei simboli più autentici del legame tra Napoli, la memoria e il culto dei defunti. La sua rinascita è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra il Comune di Napoli, la cooperativa sociale La Paranza e numerose realtà del territorio, che hanno restituito alla città un luogo capace di raccontare secoli di storia, tradizioni e identità.
