Vincent Willem van Gogh nacque nei Paesi Bassi il 30 marzo 1853, figlio di un pastore protestante. Prima di dedicarsi completamente alla pittura lavorò come mercante d’arte, insegnante e predicatore evangelico tra i minatori del Borinage, in Belgio. Solo all’età di ventisette anni decise di intraprendere la carriera artistica, ma in appena dieci anni realizzò oltre duemila opere, tra cui circa novecento dipinti.
Una svolta fondamentale nella sua vita avvenne quando si trasferì a Parigi dal fratello Theo, mercante d’arte che lo sostenne economicamente e moralmente per tutta la vita. Nella capitale francese Van Gogh entrò in contatto con gli Impressionisti e con artisti come Paul Gauguin, Henri de Toulouse-Lautrec ed Émile Bernard. Questi incontri influenzarono profondamente la sua pittura, caratterizzata da colori sempre più intensi e da una pennellata energica ed espressiva.
Nel 1888 si stabilì ad Arles, nel sud della Francia, dove sognava di creare una comunità di artisti. Gauguin lo raggiunse per alcune settimane, ma la convivenza fu difficile e culminò in un violento litigio. Poco dopo, in una grave crisi psicologica, Van Gogh si mutilò una parte dell’orecchio sinistro. L’episodio segnò l’inizio di un periodo particolarmente difficile della sua vita.
Nel maggio del 1889 si ricoverò volontariamente nell’ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole, a Saint-Rémy-de-Provence. Anche durante il ricovero continuò a dipingere e realizzò alcuni dei suoi capolavori, tra cui La notte stellata. Nel maggio del 1890 si trasferì ad Auvers-sur-Oise, sotto la cura del dottor Paul Gachet. Il 29 luglio dello stesso anno morì all’età di trentasette anni, in seguito a una ferita da arma da fuoco che, secondo la ricostruzione generalmente accettata, si era procurato due giorni prima.
Van Gogh utilizzava il colore come mezzo per esprimere emozioni e stati d’animo. Il blu, il giallo e il verde assumevano spesso un forte valore simbolico e contribuivano a trasmettere sentimenti di malinconia, speranza, serenità o inquietudine. Per lui la pittura non era soltanto rappresentazione della realtà, ma un modo per comunicare la propria interiorità.
Sebbene non visitò mai l’Italia, il nostro Paese esercitò su di lui un grande fascino. Ammirava profondamente i maestri del Rinascimento, come Raffaello e Michelangelo, attraverso libri, incisioni e riproduzioni. L’Italia rappresentava ai suoi occhi un ideale di bellezza e di luce, più che un luogo realmente conosciuto.
Tra le opere più celebri di Van Gogh ricordiamo La notte stellata, I girasoli, La camera di Arles, Il caffè di notte, Campo di grano con volo di corvi e numerosi autoritratti, oggi considerati tra i massimi capolavori della storia dell’arte.
In Italia sono conservati stabilmente quattro dipinti di Van Gogh: Ritratto di contadino e L’Arlesiana (Ritratto di Madame Ginoux) presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma; Le Bretonnes e Il perdono di Pont-Aven presso la GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano.
Di sé scrisse: «Metterei la vita in gioco per il mio lavoro e la mia ragione ne è stata consumata a metà». Una frase che riflette il profondo legame tra la sua esistenza e la sua arte. Oggi Van Gogh è riconosciuto come uno dei più grandi pittori di tutti i tempi: durante la sua vita vendette pochissime opere, ma la forza espressiva dei suoi dipinti ha influenzato profondamente l’arte del Novecento e continua ancora oggi a emozionare milioni di persone.
Per approfondire la sua straordinaria vicenda umana e artistica è possibile guardare la puntata di Ulisse – Il piacere della scoperta dedicata a Vincent van Gogh, che racconta il percorso di un artista capace di trasformare il dolore in bellezza attraverso la pittura.
