Il 10 luglio 1976 l’Italia fu teatro di uno dei più gravi incidenti industriali della sua storia. A Seveso, in provincia di Monza e Brianza, una nube contenente TCDD, una delle forme più tossiche di diossina, si disperse nell’ambiente in seguito a un incidente avvenuto nello stabilimento chimico ICMESA, situato nel territorio di Meda, al confine con Seveso.
L’ICMESA produceva sostanze chimiche, tra cui il triclorofenolo. Quel giorno, a causa di una reazione chimica incontrollata all’interno di un reattore, la temperatura e la pressione aumentarono fino a provocare l’apertura della valvola di sicurezza. La nube tossica si diffuse nell’aria e venne trasportata dal vento, contaminando soprattutto i comuni di Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio.
Nei giorni successivi si registrarono gravi danni all’ambiente: migliaia di ettari di terreno risultarono contaminati e circa 80.000 animali morirono o furono abbattuti per impedire che la diossina entrasse nella catena alimentare. Tra la popolazione, l’effetto immediato più evidente fu la comparsa della cloracne, una grave malattia della pelle che colpì soprattutto i bambini. Gli studi condotti negli anni successivi hanno inoltre rilevato un aumento del rischio di alcune patologie tumorali nelle popolazioni maggiormente esposte.
Circa due settimane dopo l’incidente, oltre 700 persone residenti nella cosiddetta “Zona A”, l’area più contaminata, furono evacuate e costrette ad abbandonare le proprie abitazioni.
La tragedia di Seveso segnò profondamente la legislazione europea sulla sicurezza industriale. Nel 1982 l’allora Comunità Economica Europea adottò la prima “Direttiva Seveso”, che impone agli Stati membri di individuare, controllare e prevenire i rischi negli impianti industriali che trattano sostanze pericolose. La normativa è stata successivamente aggiornata più volte ed è ancora oggi uno dei principali strumenti europei per la prevenzione degli incidenti industriali.
Il disastro contribuì inoltre ad alimentare il dibattito pubblico sulla tutela della salute, in particolare delle donne in gravidanza esposte alla contaminazione, anche se la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza nacque da un percorso politico e sociale più ampio e non può essere considerata una diretta conseguenza dell’incidente.
A cinquant’anni da quella tragedia, Seveso resta un simbolo dell’importanza della sicurezza sul lavoro, della tutela dell’ambiente e della prevenzione dei rischi industriali, affinché eventi simili non si ripetano mai più.
