Il giovane proclamato santo da papa Leone XIV nel 2025, che ha fatto della fede e dell’informatica strumenti per testimoniare il Vangelo
Oggi, 12 ottobre, ricorre il ventesimo anniversario della morte di Carlo Acutis, il giovane proclamato santo da papa Leone XIV il 7 settembre 2025, all’età di 34 anni postumi. Ma ripercorriamo la sua storia, segnata dalla fede, dalla passione per l’informatica e dall’attenzione verso gli altri.
Carlo nacque a Londra il 3 maggio 1991 da genitori italiani. Nel settembre dello stesso anno la famiglia si trasferì a Milano, dove frequentò le scuole e il liceo classico dell’Istituto Leone XIII. Fin da bambino manifestò una particolare devozione religiosa: ricevette la prima comunione il 16 giugno 1998, a soli sette anni, e fu cresimato il 24 maggio 2003.
La sua vita fu segnata da una malattia improvvisa. Nell’ottobre del 2006 si ammalò di leucemia di tipo M3, inizialmente scambiata per una forte influenza. Ricoverato prima alla Clinica De Marchi di Milano e successivamente all’ospedale San Gerardo di Monza, morì il 12 ottobre 2006, a soli 15 anni. La sua morte cerebrale era stata dichiarata il giorno precedente.
Il percorso verso la santità ebbe una tappa importante il 10 ottobre 2020, quando fu beatificato ad Assisi da papa Francesco. La canonizzazione si è svolta il 7 settembre 2025 in piazza San Pietro, a Roma, durante una celebrazione presieduta da papa Leone XIV, insieme a quella di Pier Giorgio Frassati.
Alla base della canonizzazione ci sono due guarigioni riconosciute dalla Chiesa come miracoli attribuiti all’intercessione di Carlo Acutis.
Il primo riguarda un bambino brasiliano affetto da una rara malformazione congenita, il pancreas anulare, associata a una grave stenosi duodenale, che gli provocava vomito continuo e malnutrizione. La famiglia si rivolse a Carlo durante un momento di preghiera, chiedendone l’intercessione. La guarigione, avvenuta in modo rapido e completo, fu sottoposta a un’indagine medica ed ecclesiastica e riconosciuta come scientificamente inspiegabile.
Il secondo miracolo riguarda Valeria, una giovane originaria della Costa Rica che studiava a Firenze. Il 2 luglio 2022, dopo una caduta dalla bicicletta, riportò un gravissimo trauma cranico e fu ricoverata in condizioni critiche. Il successivo 8 luglio, mentre la madre si trovava ad Assisi per pregare sulla tomba di Carlo, dall’ospedale arrivò la notizia di un primo miglioramento: la ragazza aveva ripreso a respirare spontaneamente. Nei giorni successivi le sue condizioni continuarono a migliorare e gli esami documentarono la scomparsa dell’emorragia cerebrale. Anche questa guarigione è stata riconosciuta dalla Chiesa come un miracolo attribuito all’intercessione del giovane.
Carlo viene spesso definito il “santo millennial”, perché appartiene alla generazione nata negli anni Novanta ed è considerato uno dei primi santi dell’era digitale. Appassionato di informatica, utilizzò le proprie competenze per realizzare progetti online dedicati alla fede, tra cui una mostra internazionale sui miracoli eucaristici. Per lui la tecnologia rappresentava uno strumento per diffondere il Vangelo, senza trascurare la vita quotidiana, la preghiera e la carità verso i più bisognosi.
La sua storia è arrivata anche in televisione con il film Il mio nome è Carlo, trasmesso su Canale 5 il 27 settembre 2026. Diretto da Giacomo Campiotti, il film vede Samuele Carrino nel ruolo del giovane santo e Lucia Mascino in quello della madre. La pellicola racconta il rapporto di Carlo con la fede, la passione per l’informatica e l’attenzione verso gli altri, conquistando 4.269.000 spettatori e il 29,6% di share.
La breve vita di Carlo Acutis continua così a parlare soprattutto alle nuove generazioni, mostrando come la fede, la solidarietà e l’utilizzo consapevole della tecnologia possano convivere anche nel mondo contemporaneo.
