Siamo a Brancaccio, quartiere degradato vicino Palermo, nel 1937. Qui nasce Don Pino Puglisi, il prete che ha dato una possibilità alla gente dei piccoli paesi siciliani aggiogati dalla mafia.
Puglisi proveniva da una famiglia di umili origini; aveva quattro fratelli, di cui il maggiore, Gaetano, che è stato un punto di riferimento durante tutta la vita del prete. Pino, infatti, entrò nel seminario arcivescovile di Palermo all’età di sedici anni, aiutato dal parroco della sua chiesa e coronando un grande desiderio della madre: quello di far diventare prete almeno uno dei suoi figli. Don Pino fin da piccolo si occupava dei bambini della chiesa, insegnando loro prima di tutto come si vive in una comunità civile e poi la religione.
Durante il suo percorso di lavoro mirato a salvare le tante famiglie abbandonate a loro stesse e sotto il controllo della mafia, Don Pino fu aiutato da varie persone, come suore, preti, ma anche i ragazzi volontari che lui stesso aveva formato. Così lui andava dove nessuno voleva andare; in tutti quei posti reputati troppo pericolosi dagli altri, lui ci vedeva un barlume di speranza che lo portava ad impegnarsi con quel poco che aveva per far capire alle persone che c’era un’alternativa alla criminalità organizzata. Un giorno, dopo aver viaggiato per varie zone della Sicilia, si ritrovò a tornare a Brancaccio dove regnava l’abbandono totale, soprattutto tra i bambini, i quali erano costretti a lavorare, rubare ed erano privati di un’istruzione. Don Pino si mise subito al lavoro, dando a quella gente supporto morale, economico e religioso. Puglisi riuscì a convincere i bambini a frequentare delle attività, durante le quali il prete insegnava loro i valori della gentilezza e dell’altruismo contrapposti alla violenza della mafia.
Tutti questi cambiamenti, però, iniziarono a infastidire i boss che comandavano in quelle zone, Filippo e Giuseppe Graviano, i quali decisero che ormai Don Pino era diventato un fastidio da eliminare. Dopo varie minacce che Puglisi ignorò e che non lo portarono a fermare la sua opera di bene, il prete fu ucciso il giorno del suo 56esimo compleanno il 15 settembre del 1993. I mandanti dell’omicidio furono i fratelli Graviano che provarono a coprire l’omicidio con una tentata rapina. Don Pino Puglisi è uno degli eroi antimafia che pur cosciente dei rischi cui andava incontro, ha avuto l’ardire di usare tutto l’amore che conosceva per dara un futuro a centinaia di famiglie. Lui si reputava un “rompiscatole” e come tale ha dato filo da torcere alla mafia finché ha potuto.
Tutta la sua storia è narrata nel libro “Un prete contro la mafia” di Danilo Procaccianti, noto giornalista d’inchiesta. Procaccianti è riuscito a dare voce all’impegno di Puglisi con una storia coinvolgente ed emozionante che mette a fuoco i punti cruciali della sua coraggiosa vita. Un libro scorrevole, con descrizioni precise ma non troppe frequenti, che permettono al lettore di viaggiare con la fantasia senza troppe pause. Un romanzo scorrevole, che nel suo piccolo e nella sua semplicità lascia degli insegnamenti unici e, come dice lui: “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”.
